Bővebb ismertető
La meditazione nata dall'immagine
Di primo acchito le doti appaiono mediocri. La mano, che non e mai stata scioltissima, presto comincia a vacillare : ignora i brani memorabili, ardenti di entusiasmo come in Tintoretto o in Rubens, che bastano a rivelare il pittore nato. L'occhio sembra incapace di sottili accostamenti di colore, di quei 'tagh' inattesi che conquistano chi guarda. Non risalta niente, non uno di quei colpi d'ala per cui si impone un genio : dappertut-to una misura uniforme che sembra basarsi essenzial-mente sul ragionamento. "Col tempo e con la paglia maturano le nespole" : sono parole del pittore francese, che fa suo un noto proverbio itaUano. Il tratto di maggior rihevo potrebbe essere proprio quella virtu che puô venire considerata nemica d'ogni empito di poesia : la diligenza.
Tutto do, in verita, non fa di Poussin un protagonista nella storia dell'arte. Soprattutto se si pensa che il Seicento - secolo d'oro in pittura - vede sorgere ovun-que maestri dotati di ogni quaUta prestigiosa. Un Rubens crea come per caso, tra una missione diplomática e I'altra, mondi di felicita travolgente. I Bernini, i Van Dyck, i Le Brun uniscono alla técnica infallibile una carica di attrattive personali che di botto gli assicura la benevolenza dei potenti. In loro, l'ispirazione sembra manifestarsi gia dalla culla ; elegiaca o eroica, la poesia gli sgorga con assoluta naturalezza dalle dita : a comin-ciare dal rivale di Poussin, Pietro da Cortona, lánguido cantore di dolci sere d'estate, di ciocche brune che si intrecciano su candide nuche di donna. In simile com-pagnia, Poussin puô figurare degnamente? Questo "maestro del classicismo francese" non sara uno di que-gli artisti costruiti dall'amor proprio nazionale, che si riconosce e si crogiola perfino nei loro difetti ? Lo si puô collocare al livello dei poeti ispirati, dei Rembrandt o dei Velázquez? La tradizione e le convenzioni, nella storia dell'arte, impongono gerarchie : non esiste forse un mito di Poussin?
La questione mérita di essere afirontata. E la rispo-sta non si deve cercare in argomentazioni di ordine
storico. Soltanto, si appenda, accosto a tma tela di Rubens oppure di Rembrandt, un Poussin del Louvre o deU'Ermitage : non ne soffre per nulla. Ma al confronto - tma sempUce sfumatura - la tragicita di Rembrandt suona un po' troppo patética, e sul lirismo di Rubens si proietta l'ombra di una facile retorica. Privilegio supremo, posseduto dal solo Raffaello, ai tempi del Rina-scimento, e da Cézanne, fra i modemi, e su cui biso-gna bene meditare.
II vero mito di Poussin e forse opposto. Una Itmga tradizione ha investito il pittore dell'autorita di maestro della scuola francese. Si e instaurata l'immagine di un personaggio solenne, imbevuto di principi, che crea per via di scienza e di deduzioni. In parte ne e re-sponsabile il famoso autoritratto del Louvre, in cui Poussin, l'etemo malato pronto a compiangersi, ha vo-luto presentarsi con tma gravita olímpica. Non fingeva : anche quell'aspetto di antico saggio gli appartiene ; perô i contemporanei conobbero di lui altri aspetti. Di Poussin appena trentenne, il cavalier Marino poteva scri-vere : " Vedrete un giovane che a una furia di diavolo ".
Davvero si scatenó tma " furia di diavolo " in que-st'uomo che viene preséntalo soltanto come cauto e con-tenuto. E l'ardore giovanile ad acquistargli l'amicizia del vecchio e illustre poeta che era allora il Marino. E l'energia sorprendente che gli permette, poco dopo, di conquistare entro breve la celebrita in una Roma piena della concorrenza piu temibile : e la foga che emana da tele come il Martirio di sant'Erasmo (Catalogo, n. 54) o VApparizione della Vergine a san Giacomo (n. 59). Tale "furia", la si ritrova a ogni svolta della sua vita : a sessant'anni passati, non e una sorpresa vedere questo malato sognare ancora col giovane abbé Fou-quet imprese grandiose e misteriose? E poi molto diverso Poussin da quel vecchio irriducibile che era il Bernini?
Ma in lui, per uno strano effetto, l'entusiasmo viene subito seguito dal rifiutp. La vita di Poussin e scandita da una serie di rinunce. Appena il cavalier Marino gli