Bővebb ismertető
Grünewald,
la bestemmia e II trionfo
L'atto innominabile e furente; il predpizio verso il centro dell'essere, verso il suo núcleo, verso la quantitá di vero precoscienziale e irreversibile; lo scan-dalo (ecco, forse, la parola che piü propriamente é adibita a designare tale gesto), lo scandalo, dicevo, dell'intera storia delle immagini (e delle forme) s'é perpetrate una volta per tutte e resta quindi contenuto tutto e per sempre nel magro catalogo che s'é andato radunando attorno alia persona (rimasta, per altro, quasi giustamente e vendicativamente, enigmática anche per quanto concerne la certezza deUe notizie e delle date) di Grünewald: il solo pittore, si badi, per il quale sembra, non dico impossibile, ma addirit-tura inimmaginabile qualsiasi lavoro od ipotesi attri-buzionistica; tanto il suo percorso risulta esterno alie rególe del grande, trágico gioco o cammino dell'arte; ed esterno proprio nel tempo stesso in cui piü vi precipita dentro e tutto l'assume, implica e torce in sé e nella direzione del proprio gesto.
Uno scandalo che all'arte, con le sue nari da cagna, era pur accaduto alcune volte d'annusare e persino di awistare; ma da cui s'era sempre ritratta come se, pur restandovi ai soli bordi, e quindi in zone ancora di qualche sicurezza o di sopportabile minaccia, sen-tisse che per procedere la temperatura era troppo alta; troppo grave e, anzi, diciamolo subito, mortale la posta in gioco; e che, comunque, una volta postovi il piede, il ritorno sarebbe stato impossibile. Al punto di fare quel passo; al punto di quelle percezioni e di quegli awistamenti, il grande,-trágico gioco ebbe la sapienza (e la comprensibile, umana carita e vigliaccheria) di voltare la difficoltá in simboli di quello che, non aven-do percorso e abbracdato, non aveva veramente cono-sciuto; simboli che, com'é facile immaginare, si trova-vano giá pronti (salva la necessitá d'accordarli al mu-tar dei tempi e dei luoghi) nella tautología delle varíe religioni.
Cosí il rischio mortale, il mortale predpizio, la caduta nel pantano e nella gloria della vegetalitá gene-
rante e generale, venne ogni volta esorcizzata con tm suo doppio figúrale che avrebbe dovuto attutire, se non proprio spegnere, le voci, gli stridii e i lamenti, insom-ma le chiamate soffocanti e inesauste che da quello scandalo (perermemente sul punto di farsi e, invece, perennemente rimandato) continuavano a provenire; proprio come se si levassero daH'intrico arrovellato e crudele delle radici di un'immane foresta; o dal fondo del ganglio fisiologico primario, quand'esso é sul punto di farsi da incongruente demenza, incerto coagulo, incerto respiro, incerta carne, feto.
Sara bene a questo pimto chiarir subito come, pa-ragonata a quella di Grünewald, anche Topera di Bosch risulti (ove pure, com'é giusto, le si voglia rico-noscere la lenticolare penetrazione periférica) un esor-cismo; e, per di piü, di svolgimento altissimamente ma altrettanto chiarissimamente enumerativo e narrante. Quasi che quelTazione o quello scandalo potessero, invece che verificarsi, elencarsi, pezzo per pezzo, e poi mettersi dentro le fila o le trame di un racconto!
Malgrado l'apparenza, conosco pochi pittori da-vanti ai quah risulti difficile perdersi o ricevere il senso d'una possibile perdizione, come Bosch; ed io mi chie-do se questo non accada proprio perché, essendosi awi-cinato piü di tutti ai termini di quello scandalo e aven-doli, almeno teológicamente, pressoché tutti awistati, piü che a tutti gU fu giocoforza tentar d'aimuUarne il rischio in una liberazione figurativa che avesse il ritmo, la credibilitá e la sopportabilitá d'una rappresenta-zione; se non, come a me par di scorgere, d'una vera e propria esemplificazione parabólica.
Non dico questo per la quantitá di sapienza, di ni-tore e di bellezza, quasi a bolla di cristallo, della sua arte; lo dico perché nulla fa meno paura all'uomo, nulla riesce a metterlo meno in allarme, del vedersi spianati davanti, in una panoramica millesimale fin che si vuole, ma pur sempre elencativa e simbólica, non solo gli affanni psichid, i vizi e le paure, ma per-sino le difformitá incolpevoU e le infinite possibiUtá di